Introduction

La melancolia ha impresso il proprio sigillo sulle più disparate produzioni culturali della civiltà occidentale: lo si può scorgere tanto nelle arti figurative e nei componimenti poetici quanto nella trattatistica medica. Anche sul piano lessicale è possibile riconoscere varie forme che tracciano il suo articolarsi: umor nero, accidia, spleen, fino ai più tardi mal de vivre, noia, nausea, isteria e depressione.

Si tratta di un elemento proveniente dalla tradizione medica fondata da Ippocrate e Galeno, imperniata sulla distinzione di quattro umori (sangue, flegma, bile gialla e bile nera) la cui combinazione determina lo stato di salute o malattia di un uomo, così come il suo carattere. La bile nera, in greco mélaina cholé, da cui melancolia, è responsabile della costituzione del temperamento più infelice e spregevole, in quanto caratterizzato da bassezza d’ingegno – spesso degenerante in follia –, indolenza, inclinazione alla mestizia, nonché da una fisionomia sgraziata e sgradevole, appesantita dai colori della notte (la cosiddetta facies nigra).

Tale rappresentazione del melanconico permane durante tutto il Medioevo, catalizzando elementi astrologici, specificamente legati al pianeta Saturno, e teologici, nella misura in cui essa viene traslata sul piano dell’antitesi vizio – virtù nel peccato d’accidia (acedia).

Il momento di profonda e irreversibile trasformazione nella concezione della melanconia è il XV secolo, in pieno Rinascimento, quando Marsilio Ficino riprende e sviluppa un motivo tratto dai Problemata pseudo-aristotelici: il temperamento melanconico è quello proprio degli uomini di genio, dediti alle più alte speculazioni e attori della creazione artistica.

È questa la malinconia ispirata che anima i versi di Michelangelo e abita le opere di Hans Sachs, Michel de Montaigne, William Shakespeare, e che trova espressione iconica nella celebre incisione di Albrecht Dürer, Melencolia I.

L’elaborazione düreriana coincide con la tappa finale della prima ricostruzione – sistematica, interdisciplinare, ma non esaustiva – dell’evoluzione del topos melanconico: Saturno e la malinconia (1964), frutto della collaborazione di tre grandi studiosi legati al circolo Warburg, ovvero Raymond Klibansky, Erwin Panofsky e Fritz Saxl. Dalla pubblicazione dell’opera a oggi l’attenzione su questo tema non è mai venuta meno, con l’inaugurazione di sempre nuove prospettive di ricerca.

 

Il convegno intende indagare il tema della melancolia nelle sue diverse metamorfosi, cogliendo il suo carattere interdisciplinare e trasversale. Gli interventi si muoveranno tra la critica letteraria, la filosofia, la teoria dell’arte e della cultura, la musicologia e la psicoanalisi. Sarà un percorso che andrà a sondare esempi specifici di espressione e interpretazione del temperamento melanconico tra l’antica Grecia e la letteratura del Novecento.

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