A una settimana di distanza dalla morte del Prof. Massimo Barale, pubblichiamo la quarta parte dei ricordi che gli abbiamo dedicato.

Il ricordo di Ilaria Gaspari

Del mio incontro con Massimo Barale mi resta un quaderno di appunti, l’unico, fra tutti quelli che avevo all’università, in cui le frasi finiscono al limite della pagina, la riempiono tutta e il verbo bisogna cercarlo in fondo, subito prima del punto. Mi resta l’immagine di lui quando si fermava a pensare e si interrompeva il dettato di quelle frasi infinite eppure finite – con un verbo, naturalmente. Mi resta il ricordo di un pomeriggio a Siena, di ritorno da un seminario, quando per non farci stancare offriva taxi a una turba di dottorandi. Mi restano i suoi ricordi di Verona, in treno da Siena, ancora quel pomeriggio che chiacchieravamo per tutto il viaggio. Mi resta la sua espressione divertita, dietro gli occhiali, il suo colorito perennemente abbronzato ma con sfumature diverse, quando lo incontravi nel corridoio del dipartimento, con una bicicletta in mano come se fosse la cosa più normale del mondo.

Il ricordo di Luca Timponelli

Ho imparato da Massimo Barale il significato della parola ragione, e per questo gli sarò per sempre debitore. Ricordo in lui il pensatore appassionato, dal cipiglio sempre battagliero, che non esitò ad alzarsi in piedi, nel mezzo di un convegno, per ribadire con forza, paonazzo in viso come solo lui sapeva essere quando si lasciava trasportare dalla foga delle sue argomentazioni, la sua concezione di una ragione interessata, mai neutrale, ma partecipe – e anzi artefice – di quell’ideale di umanità che essa sola ci permette di pensare, di contro a chi voleva ridurre a mera questione di opinione soggettiva il problema della destinazione umana, di cosa l’uomo possa e debba fare di se stesso. A questa immagine, che mi sarà sempre da modello contro chi vorrebbe ridurre la filosofia a inutile suppellettile o mero esercizio storiografico, voglio accostare la soddisfazione che egli aveva espresso nei confronti del mio lavoro, tanto in una telefonata prima della discussione della mia tesi triennale, occasione in cui mi fece da relatore, quanto, mi è stato raccontato oggi (ero troppo nervoso in quel momento per badarci), con il suo sorriso di viva soddisfazione durante la discussione stessa, mentre rispondevo alle domande e alle obiezioni degli interlocutori. Ricordo infine la soddisfazione nel rileggere a casa gli appunti che egli dettava a lezione, nel momento in cui vedevo comporsi, dietro l’apparente incomprensibilità del suo complesso periodare che in aula trascrivevo passivamente, un discorso in grado di cogliere al massimo grado i limiti e le potenzialità degli autori con cui si confrontava.
Per tutti coloro che l’hanno conosciuto, egli resterà per sempre un modello vivente di che cosa significa pensare.

Il ricordo di Paolo Donateo

Ho conosciuto il Prof. Barale nell’autunno 2008. Gli avevo chiesto un appuntamento per concordare un testo sul quale, poi, avrei impostato il seminario di Filosofia delle religioni. Proposi Die Religion innerhalb der Grenzen der bloßen Vernunft di Kant, che accettò con chiara felicità dicendo: « Ottimo! Kant va sempre bene!». Ricordo che il nostro incontro durò una mezz’ora, nel corso della quale Barale mi espose il problema teologico nella formazione del criticismo kantiano, mostrando una conoscenza di Kant che pensai non potesse essere semplicemente racchiusa nella convenzionale definizione di “superiore” o “infinita”, perché questo sarebbe stato riduttivo. Al contrario, percepii che essa derivasse da una vita verisimilmente dedicata, per amore di Kant, ad una continua analisi e rielaborazione del suo pensiero.

Successivamente, ho potuto incontrare il Professore in varie occasioni. L’esame di Filosofia teoretica, che sostenni nella primavera del 2009, fu una di queste. L’esame comprendeva KrV e KdU ed, infine, Erste Philosophie di Husserl, ma, a testimonianza di quanto fosse radicale ed insopprimibile in lui l’esigenza di Filosofia, riguardò principalmente quella che Barale definì una sua nuova interpretazione della “possibile ragion pura”, sviluppata al fine di tentar di spiegare una sua funzione definibile come trascendentale. Terminato l’esame, continuammo a parlare di Kant e del suo Kant e il metodo della filosofia, su cui – mi disse con evidente orgoglio – «ho avuto il piacere e l’onore di veder formare generazioni di studenti». Infine, mi fece dono del suo Sui fondamenti ontologici ed epistemologici di una filosofia in senso cosmpolitico. «Dato che Lei è molto interessato a Kant, forse potrà trovare utile questo articolo».

Il seminario di Filosofia teoretica, per il quale avevamo concordato come argomento il seminario di Heidegger sulla PdG di Hegel, fu per me un’emozionante occasione per apprendere la lettura di Barale della Fenomenologia hegeliana e per avere l’ulteriore conferma – laddove ve ne fosse stato bisogno – dell’intensità e della profondità dei suoi studi.

Ho incontrato ancora il Professore per la discussione della tesi magistrale, in cui era correlatore e presidente della commissione d’esame. Un paio di ore prima, mi salutò mentre stava pranzando ed ebbe parole di elogio per il mio elaborato. Alla discussione della tesi, la sua fu una vera e propria lezione magistrale sul significato dell’a priori kantiano e sulle prospettive in cui intenderlo e, soprattutto, non fraintenderlo.

Il ricordo di Jodi Guazzini

La scomparsa del Prof. Barale priva il mondo accademico e filosofico di un Maestro. Sono sicuro che il suo insegnamento proseguirà in eterno.

Il professor Barale è stato per me uno degli esempi da seguire nel fare filosofia. L’approfondimento dedicato ai temi, l’importanza di sostenere con rigore un’argomentazione che tentasse di arricchire la sempre ben curata spiegazione dei testi, la forza comunicativa ma anche il piacere di un’esposizione sobria sono il ricordo e l’insegnamento che mi hanno lasciato le sue lezioni. Con lui se ne va una parte importante dell’università di Pisa. Con sincera ammirazione, Jodi Guazzini

Il ricordo di Massimo Maggini

Sono stato molto colpito dalla sua improvvisa morte, anche se erano molti anni che non lo vedevo ne’ frequentavo.
Mi laureai con lui nel febbraio del ’91 con una tesi su Sartre e Heidegger. Ricordo sempre con piacere la prima volta che andai ad una sua lezione, mi sembra su “Essere e Tempo”, e rimasi molto stupito nel vedere che, in pratica, la lezione la dettava. Inizialmente non mi piacque molto questo metodo, ma poi ci feci l’abitudine, ed anzi finii per apprezzarlo. Rileggendo infatti quei testi, allora come adesso, ne riconosco l’intensita’, densita’ e la profondita’, e non posso che riconoscermi debitore al prof. Barale per quelle belle lezioni, che mi hanno insegnato molto, e non solo in senso accademico. All’epoca aveva come assistente il prof. Leonardo Amoroso, e devo dire che raramente ho trovato una coppia di studiosi piu’ “efficace”, se cosi’ posso dire, e capace di loro due.
Ricordo anche l’imbarazzo che mi provocava andare a parlare con il prof.Barale per quella strana mania che aveva di alzare gli occhi al cielo, certe volte quasi fino a farli scomparire sotto le palpebre. Non ho mai capito se questo dipendesse dal fatto che, in fondo, era una persona timida e molto riservata, o meno. Fatto sta che questo piccolo vizio fini’ per essermi molto simpatico, e me lo faceva apparire ancora piu’ umano.
Lo ringrazio anche per avermi fatto conoscere Sartre, di cui era un grandissimo esperto. Non credo sarei mai riuscito ad entrare nel “personaggio” Sartre senza il suo aiuto. Ottimo conoscitore anche di Heidegger, insieme al prof.Amoroso mi aiuto’ molto sia durante il percorso di studi che per la tesi, e saro’ sempre riconoscente ad entrambi per questo.
Un caro saluto, professore.

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